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Recensione - Biosfera, l'ambiente che abitiamo...

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Biosfera, l’ambiente che abitiamo. habitus environmetal humanies
Enzo Scandurra – Ilaria Agostini – Giovanna Attili
DeriveApprodi, Roma 2020 – Euro 15,00
 
Una lettura del testo, di tre autori, è affascinante: fatta di domande e risposte che ci portano verso la conoscenza della biosfera come ambiente da noi abitato. “Un luogo singolare dell’Universo dove è nata e si è sviluppata la vita”, dall’evoluzione e la nascita, fino alla rottura dell’equilibrio e della stabilità della quale gli attuali eventi climatici fanno presagire un forte rischio. Nel libro vengono trattate, con lucida analisi e solidi riferimenti, le tematiche più rilevanti della questione ambientale.
Il rapporto tra ecologia ed economia, i processi di produzione ed i relativi costi ambientali. Un capitolo viene specificatamente dedicato a smitizzare le false narrazioni neoliberiste sul concetto di scienza e la sua presunta neutralità, l’incidenza degli algoritmi e della intelligenza artificiale, l’equivocità del concetto di Smart city, la mobilità ad idrogeno, inceneritori, nucleare e grandi opere. La data di nascita ufficiale della “questione ambientale” risale, probabilmente al 1972 con il famoso rapporto “The Limits to Growth” (I limiti dello sviluppo) pubblicato da Donella H. Meadows, Dennis Meadows, Jørgen Randers e William W. Behrens, commissionato dal MIT (Massachusets Istitute of Technology di Boston), dal Club di Roma,
L’interpretazione del termine inglese “growth” (sviluppo o crescita?) ha fatto scaturire un’accesa discussione con molte e diverse interpretazioni. La prima sensibilizzazione sulla materia ambientale prese avvio dal diffondersi della consapevolezza che il progresso tecnologico inevitabilmente avrebbe prodotto un cambiamento nei
comportamenti della collettività e che c’era il rischio di far perdere ideali, valori e rispetto dell’ambiente. Un saggio, “Megalopoli e destino delle città” di Ilaria Agostini, affronta il tema dell’urbanizzazione e della metropolizzazione del globo, di come la sopravvivenza di questo “macrosistema economico”, tecnocratico, ipertecnologico, completamente artificiale “rischi di fondarsi su strumenti autoritari che possono mettere in crisi la tenuta democratica”.
Giovanni Attili, nel suo saggio “Le macerie dell’ipersfruttamento turistico”, si concentra sulla critica al turismo di massa, produttore di ricchezza e sviluppo ma foriero di disastri: dall’ iperproduzione di CO2 (jet turistici), l’analisi dei costi delle strutture di ricezione, lo sfrenato consumo di risorsenaturali. Nel saggio conclusivo “Non c’è più tempo”, Enzo Scandurra incalza sulla necessità di accelerare il cambiamento per sperare di scongiurare “l’apocalisse climatica”.
L’entropia insegna che l’energia non è infinita: più ne consumiamo, meno ne resta. Un principio inesorabile che prevale su tutto il resto, economia compresa.
Il tempo è scaduto? Ripensare agli errori che stiamo commettendo nell’utilizzazione del pianeta può salvarci?
 
Silvana Grippi

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Ultimo aggiornamento ( Lunedì 02 Marzo 2020 19:05 )  

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