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Genova, 15 anni di memorie.

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Genova, 15 anni di memorie

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Questo è il sangue dove abbiamo  pianto  - foto di silvana grippi

 

Avevo solo otto anni, quando a Genova nel 2001, Carlo Giuliani perse la vita, uno dei tanti tra i manifestanti che in quel giorno incontrarono la repressione delle forze dell'ordine, uno come pochi, che trovò la morte, ma non la giustizia, non un giusto processo, dove la verità fu la prima ed essere sacrificata, come le vittime della scuola Diaz. Carlo Giuliani, vittima dell'odio, la cosa più triste, è che quell'odio, lontano 15 anni orsono, rimane ancora espressione della bocca di troppe persone.

Solo adesso posso capire i fatti di Genova, del G8, e della scuola Diaz, a distanza di anni si può avere - se si vuole - un'osservazione oggettiva di ciò che è successo. E dopo la sentenza della corte di Strasburgo, che condanna l'Italia per tortura, in violazione dell'articolo 3 della carta fondamentale dei diritti dell'uomo, si ha una risposta giudiziaria definitiva, un risultato probabilmente non condiviso dalla gran parte dei nostalgici fascisti. Circa 125 (tra agenti e superiori), sono finiti sotto accusa per la violenza inaudita scaturita quel giorno, mentre il processo penale per i fatti della Diaz terminava, con la Sentenza della Cassazione che confermava le condanne per falso aggravato.
La famiglia Giuliani ha ritenuto opportuno fare ricorso anche alla Corte Europea, considerando i rappresentanti dello stato Italiano non sufficientemente garanti della salvaguardia dei diritti dell'uomo e delle libertà fondamentali. Ed ha avuto ragione!

In questi articoli abbiamo raccolto tutti gli scritti dei collaboratori DEApress che dal 2001 ad oggi hanno pubblicato puntualmente, gli sviluppi di quella tragica vicenda.

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Carlo Giuliani e la Diaz - Non dimentichiamo  


LUNEDÌ 21 LUGLIO 2014 09:17 SILVANA GRIPPI

 

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Non dimentichiamo quel giorno di luglio - Eccovi uno spaccato del filmato di quei tre giorni.

 

Genova 2001-archivio DEApress

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ihttp://www.deapress.com/cronache/1095-genova-2001-archivio-deapress.html


MARTEDÌ 23 LUGLIO 2013 00:00 SILVANA GRIPPI


Dal 6 all'8 giugno si svolgerà il G8 in Germania: arresti e perquisizioni, proveddimenti di militarizzazione e zone rosse, divieti a manifestare e contrappossizione. Non possiamo che andare con la memoria al luglio del 2001 quando il G8 si svolse a Genova...

Qui di seguito alcuni scatti realizzati da Silvana Grippi, come del resto quelli che pubblicheremo nei prossimi giorni e nelle prossime settimana fino ad arrivare all'anniversario di quelle giornate.
Le foto di oggi sono state scattate dopo l'irruzione notturna alla Scuola Diaz, la mattina del 23 luglio (successiva alla mattanza operata da polizia e carabinieri che portò a numerosi arresti oltre ai feriti più o meno gravi).

http://www.youtube.com/watch?v=aGv6cj6SUgQ 


A Genova c'ero e manifestavo contro il G8, e vi dico che in tutta la mia carriera di contestatrice non ho mai visto tanta violenza da parte dello Stato contro persone inermi. Caso unico che io conosco e anche la prima volta che i politici parlano di queste violenze perpetrate dalla Polizia nella caserma di Bolzaneto. Forse c'è stata anche altre volte - mi dicono Valle Giulia - ma non se ne mai parlato tanto come ora.
La morte di Carlo Giuliani ha rappresentato una svolta: ero in piazza Alimonda e vi assicuro che eravamo allibiti a guardare le forze dell'ordine che ci copriva la visione del corpo con i loro scudi. C'era rabbia ma anche compostezza da parte nostra che urlavamo la nostra rabbia dalle scale e vi assicuro che non sono passati attimi ma molto tempo (non saprei dire quanto) prima che il corpo di Carlo venisse portato via con l'ambulanza.
Il 2001 rappresenta una vera pausa di riflessione sui poteri e l'abuso dello stato che deve garantire la sicurezza di tutti. In uno stato che si dichiara democratico si può protestare e recriminare. La mia riflessione è che senza copertura politica nessun poliziotto si sarebbe mai permesso di offendere, picchiare e torturare dei giovani e mi domando: quale politico c'era dietro tutto questo? Quindi c'è la necessità di accertare le responsabilità politiche dell'accadimento - anche perché queste persone - oggi non dovrebbero essere votate - mi dispiace che questo sia usato come campagna elettorale ma ben vengano tutte le prese di posizioni, anche perché c'erano famiglie intere presenti e ai nostri figli "futuri elettori", "loro" devono dare delle risposte.
"Garantire la sicurezza" è un valore molto forte e deve essere presente in primis dalle forze dell'ordine e non usare questi momenti per "garantire la repressione sociale", quindi come gli episodi di violenza dal parte della folla vengono condannati così pure la violenza da parte delle forze di protezione dello stato. Uno stato democratico deve salvaguardare la popolazione non fare cariche con suoni incitanti alla lotta (il manganello veniva battuto a suon di tamburo ritmato contro lo schermo di protezione e si sa che il tam tam eccita le situazioni).
La Scuola Diaz la mattina dopo era un campo di deportati, sulle lavagne c'era scritto in un italiano capibile "asesini" e poi "stano arrivare...aiuto!!! ". Le paure e le angoscie di questi giovani ragazzi stranieri che erano in quella scuola se la porteranno per tutta la vita.
Poi se parliamo di Bolzaneto non si può accettare la violenza "dentro le celle", ho sentito alcuni giovani che hanno riportato (ascoltate di persona) quello che gli veniva detto, alcune ragazze sono state chiamate puttane e offese sessualmente e ai ragazzi sono stati strappati addirittura gli orecchini nelle varie parti del corpo. Non tutti hanno denunciato quello che hanno subito prima di essere portati in cella e ci bastano i racconti depositati per renderci conto della bassezza.
Torture, lesioni, minacce e abuso queste sono le accuse che non si toglieranno mai d'addosso quei polizziotti presenti. Le aule giudiziarie non bastano a fare giustizia, questa volta la giustizia ha parlato attraverso le testimonianze e le immagini dei "nuovi media" ed è bene che si continui a vedere i documenti in video. La giustizia questa volta è passata attraverso la comunicazione e non l'azione: è bene che se ne parli ancora perché ciò non deve più succedere.

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Contro la tortura
MERCOLEDÌ 26 GIUGNO 2013 10:50 ELEONORA CORRADO - LARA CARUSO


Era il lontano 1989 quando venne ratificata la Convenzione ONU contro la tortura che introduceva il relativo reato nel codice penale; da allora, ogni 26 giugno Amnesty International chiede alle diverse istituzioni di mantenere fede all'accordo preso.

In Italia, a tal proposito, c'è una gravissima lacuna legislativa, viene a mancare proprio un decreto che introduca il reato di tortura. Le conseguenze sono notevoli: non mancano fatti di cronaca, passati cosi come recenti, atti ad evidenziare l'importanza di quanto sia fondamentale tutelare i diritti umani. Senza tale garanzia e protezione si andrebbe incontro a una legittimazione di azioni oppressive e intimidatorie esercitate dalla polizia e dalle forze dell'ordine.

Questa gravissima mancanza legislativa, ad esempio, ha portato le centinaia di vittime delle violazioni dei diritti umani, perpetrate durante il G8 di Genova della forze di polizia, a non avere ancora giustizia. E ancora si pensi alle drammatiche vicende che hanno segnato la vita di Federico Aldrovandi, Giuseppe Uva, Stefano Cucchi, Carlo Giuliani, Davide Dax. Questi sono solo alcune vittime di soprusi ai quali bisogna porre fine immediatamente.

Occorre urgentemente che l'Italia si adegui con strumenti adeguati a prevenire maltrattamenti e torture da parte delle forze dell'ordine. È necessario che, oltre all'introduzione del reato di tortura, venga elaborato un meccanismo di prevenzione da attuare al fine di proteggere i cittadini.

Oggi, giornata internazionale delle vittime di tortura, verranno organizzate iniziative in tutto il paese chiedendo al governo di rispettare i suoi impegni contro suddetto crimine.

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Eleonora Corrado - Lara Caruso  - Foto di: Silvana Grippi

Genova. 11 anni fa....

VENERDÌ 06 LUGLIO 2012 08:48 SILVANA GRIPPI


Dentro i fatti - Ho vissuto il G8 a Genova e vissuto vuol dire correre, correre e correre....ho corso per tre giorni. La mattina della mattanza mentre fotografavo il sangue ho pianto. Il mio ricordo è ancora vivo e a volte mi chiedo come hanno potuto dare un ordine così raccapricciante, nelle stanze (una volta aule) sulle lavagne c'era "asesini" "stano arivando..." con un italiano scorretto hanno lasciato scritto "bianco su nero" la loro paura. L'ho vissuto in prima persona e vi assicuro che gli episodi di violenza da parte delle forze dell'ordine (anche in borghese ma con il casco) sono stati tanti, ma l'omicidio di Carlo Giuliani e la matttanza alla Diaz non sono perdonabili e una sentenza non basta.

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Da Giovedì 19 luglio fino a domenica 22 luglio 2011 la polizia aveva il permesso di reprimere e ci hanno avvelenato con gas lacrimogeni sperimentali: ho respirato l'aria intrisa di lacrimogeni e poi per tutto un anno dopo ho avuto scompensi respiratori e starnuti inenarrabili.

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Un summit di movimenti, di no-global, di associazioni e gruppi politici venuti da tutto il mediterraneo rendevano l'atmosfera mitica. Il dissenso contro il G8 era totale. Noi, finalmente potevamo protestare ma le "forze dell'ordine" protette "finalmente potevano picchiare".....due realtà contrastanti due tagli di visuale aperti allo scontro e chi ne ha fatto le spese? Carlo, simbolo di tutti i giovani che erano lì per protestare e rappresentare la voglia di cambiamento. I ragazzi seviziati a Bolzaneto? Perché? Chi dava gli ordini?

Ho ancora il ricordo della mattina della Diaz, mentre la Francescato continuava a telefonare a tutti i politici che però non si facevano trovare.......questo la dice lunga......lei ci credeva alla politica italiana noi no!!!!

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Circa 250 dei procedimenti, originati da denunce nei confronti di esponenti delle forze dell'ordine per lesioni, furono archiviati a causa dell'impossibilità di identificare gli agenti responsabili; non tutti sono stati condannati per quello che hanno fatto, anche se è importante la conferma della condanna a 4 anni per Giovanni Luperi e Francesco Gratteri, quella a 5 anni per Vincenzo Canterini, nonchè le pene, pari a 3 anni e 8 mesi, inflitte a Gilberto Caldarozzi, Filippo Ferri, Fabio Ciccimarra, Nando Dominici, Spartaco Mortola, Carlo Di Sarro, Massimo Mazzoni, Renzo Cerchi, Davide Di Novi e Massimiliano Di Bernardini. Non basta! Colpevoli sono anche coloro che sono stati prescritti per i reati di lesioni gravi: nove agenti appartenenti al settimo nucleo speciale della Mobile all'epoca dei fatti. Ma ancora non basta!!

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In quest'ultima foto c'è lì in terra Carlo, abbiamo aspettato più di un'ora che lo spostassero e nessuno di loro certamente era turbato. Quando sono andati via a noi è rimasto solo la rabbia e tanta segatura che copriva il sangue di un giovane innocente. E non è certamente con questa sentenza che si può chiudere un capitolo.

Cinema: a Visionaria " Diaz "
MERCOLEDÌ 11 APRILE 2012 11:20 DEAPRESS

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A Piombino dal 14 al 21 aprile un ricco programma di eventi dedicato al cinema del reale

A Visionaria arriva Daniele Vicari e il suo applauditissimo “Diaz”

Al regista rietino è dedicata un’ampia retrospettiva dei suoi film e documentari

Al Visionaria Film Festival Internazionale di Piombino arriva Daniele Vicari e il suo applauditissimo "Diaz”, una pellicola coraggiosa che racconta senza veli i terribili fatti della scuola Diaz durante il G8 di Genova. Vincitore del premio del pubblico alla 62esima edizione del Festival del Cinema di Berlino, il film sarà proiettato alle 21.30 al Cinema Metropolitan di Piombino, sabato 20 aprile, in una serata speciale in cui il regista incontrerà i critici cinematografici Claudio Carabba, Fabio Canessa, Roberto Escobar e Franco Vigni per dar vita ad un interessante confronto sul film. Prodotto da Domenico Procacci per Fandango è una coproduzione Italia-Francia-Romania con un cast d’eccezione composta da Elio Germano, Claudio Santamaria, Rolando Ravello, Aylin Prandi, Alessandro Roja, Monica Birladeanu, Jennifer Ulrich, Renato Scarpa, Davide Iacopini, Paolo Calabresi, Fabrizio Rongione e Ignazio Oliva. Luca è un giornalista della Gazzetta di Bologna. È il 20 luglio 2001 e l’attenzione della stampa è catalizzata dagli scontri tra manifestanti e forze dell’ordine durante il vertice G8 di Genova. In redazione arriva la notizia della morte di Carlo Giuliani. Luca decide di partire per Genova. La notte del 21 luglio 2001si incrociano i destini di tante persone: Alma un’anarchica tedesca che ha partecipato agli scontri e sconvolta dalle violenze cui ha assistito, decide di occuparsi delle persone disperse insieme a Marco, un organizzatore del Genoa Social Forum, e Franci, un giovane avvocato del Genoa Legal forum, Nick un manager che si interessa di economia solidale, arrivato a Genova per seguire il seminario dell’economista Susan George, Anselmo un vecchio militante della CGIL che con i suoi compagni pensionati ha preso parte ai cortei contro il G8, Etienne e Cecile due anarchici francesi protagonisti delle devastazioni di quei giorni. Ci sono anche Bea e Ralf che pur essendo di passaggio decidono di riposarsi alla Diaz prima di partire. Durante la settimana di festival in programma dal 14 al 21 aprile alla produzione cinematografica di Daniele Vicari sarà dedicata una retrospettiva con la proiezione dei film e documentari “Non mi basta mai” “Comunisti” “Velocità massima” “Partigiani” “L'orizzonte degli eventi” “Il mio paese”, “Il passato è una terra straniera” e del corto “Morto che parla”. E non poteva non essere Vicari il protagonista dell’edizione 2012 di Visionaria, dedicata al cinema del reale, per festeggiare un compleanno da ricordare: i 20 anni del festival. «Avere 20 anni vuol dire aver raggiunto un traguardo importante – commenta Mauro Tozzi direttore artistico di Visionaria– averli in un momento di crisi economica, politica e culturale come questo vuol dire continuare a credere con la stessa incoscienza di 20 anni fa, che la cultura è ancora l’unico cibo di cui vale la pena nutrirsi, l’unico che non genera sazietà. Investire in cultura, vuol dire scommettere sul futuro di un territorio, sulle sue maestranze, sui suoi talenti. Ecco perché va dato atto all’amministrazione di Piombino, pur con tutte le difficoltà del far quadrare i bilanci, di aver creduto insieme a noi che con la cultura si mangia due volte, con la pancia e con la testa».

L’edizione 2012 di Visionaria è promossa dall'associazione culturale Visionaria con il contributo di Comune di Piombino, Galsi, Inail, Toremar, Unicredit, Dal Pont, Cave di Campiglia. Info: tel. e fax: +39(0)577.530803, mail: vision@visionaria.eu;www.visionaria.eu.

Le carceri ieri/oggi e le botte alla Diaz

MARTEDÌ 21 FEBBRAIO 2012 16:39 SILVANA GRIPPI

A Berlino il Festival del cinema ha premiato l'Italia con due film "Cesare non deve morire" dei frantelli Taviani e"DIAZ.non pulire questo sangue" di Daniele Vicari.
Due film che contemporaneamente fatto onore al nostro cinema e disonore alla nostra Italia. Due film ottimi sia per la qualità che per i contenuti che rappresentano non un periodo storico ma una situazione ancora attuale: era da "Ladri di Biciclette" che non vedevamo film di una realtà cruda e per molti lati sconosciuta alla grande massa, soprattutto ai giovani. Il carcere e la polizia repressiva sono una faccia di una stessa medaglia e questo porterà gli spettatori ad esaminare anche gli aspetti sociali del nostro contemporaneo e così si possono vedere situazioni avvenute che rengono rese pubbliche con le sue tematiche scottanti. Finalmente il grande pubblico si troverà ad affrontate situazioni che sono parte della storia del nostro paese ma che creeranno perplessità nello spettatore .
"Cesare non deve morire", per me che ho visitato le carceri italiane negli anni ottanta, quando "c'erano i vetri" per parlare con il detenuto (carceri speciali) e vedere questa "quasi idilliaca" situazione carceraria (luogo di recupero) mi "stona", come mi "stona" vedere parlare della Scuola DIAZ.
L'importanza del recupero sociale nelle galere e della rivisitazione di Genova mi porta a rivedere quei momenti storici a cui ho partecipato . A questo punto mi domando e mi rispondo: cos'è successo dagli anni settanta ad oggi? Sono quaranta anni che parliamo di repressione e oggi constato che l'Italia porta a casa due premi per il suo periodo più reazionario. Ricordiamoci che nel Carcere romano "Regina Coeli" è morto Stefano Cucchi, ricordiamoci che a Genova è morto Carlo Giuliani, e gardiamo i giornali di tutti i giorni che ci avvisano che oggi molti detenuti si uccidono (v. le statistiche da gennaio ad oggi) quindi mi riesce difficile esultare.
Il racconto della scuola Diaz - dove giovani e gente comune sono stati pestati per il puro "potere" questo film ci permette di fare un "fermo immagine" e forse vuol essere, anche, un momento di rivaluzazione sociale. Sinceramente, questi premi non mi fanno vedere il nostro paese più "democratico" anche se c'è un lavoro da parte di registi scrupolosi, che vogliono rappresentare un riscatto con il "riconoscimento" di quello che è successo. Daniele Vicari con "DIAZ non pulire questo sangue", ha portato in un piano internazionale la storia vigliacca dei picchiatori visti in azione. Ha vinto, meritatamente, il secondo posto del premio del pubblico alla kermesse berlinese, anche se ciò mi stupisce. L'Italia riconosce i suoi errori? Perchè ORA?
Di tutto questo le nostre forze politiche dovrebbero vergognarsi ed invece sembra quasi che scusandosi dei propri precedessori si lavino la coscienza. .
Ero presente in piazza Alimonda e ho visto, la mattina del 21 luglio 2001, il sangue. Me lo ricordo ancora! Questi diritti civili - tanto invocati e di cui tutti sono pronti a riempirsi la bocca - ancora non sono ristabiliti. Quando rivedo le mie foto della Diaz mi accorgo di avere ancora la rabbia dentro e le lacrime agli occhi. Spero che la stessa rabbia possano averla tutti coloro che vedranno come ci hanno trattato a Genova..

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Foto: Archivio DEA/Silvana Grippi

Intervista ad Haidi Giuliani
VENERDÌ 21 OTTOBRE 2011 09:40 FABIO SEBASTIANI


POLITICA - ITALIA | Fonte: Liberazione | Autore: Fabio Sebastiani

Intervista ad Haidi Giuliani: "Sallusti provocatorio. Siamo pronti alla querela"

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Quale è la tua reazione di fronte alle parole violente e sconsiderate di Sallusti?
Con Giuliano abbiamo già informato il nostro avvocato. Gli abbiamo chiesto la possibilità di una querela. Voglio dire, le opinioni possono essere molte e varie ma affermare che una persona ha fatto bene ad ammazzarne un’altra mi sembra davvero poco educativo.
E sopratutto contrario ai risultati dei processi.
Su Carlo non c’è nessuna sentenza perché ci hanno impedito un dibattimento pubblico. Dopo dieci anni ci siamo rassegnati, e stiamo pensando a una causa civile.

Sì, ma la ricostruzione dei fatti di Genova...
Un processo nei confronti dei manifestanti ha detto che il corteo ha reagito a cariche del tutto ingiustificate. La vicenda di Carlo accade dopo tre ore ed è tutta da discutere ancora. Noi abbiamo delle convinzioni, però, e vorremmo confrontarci in un dibattimento pubblico.

Parlavi di opinioni, ma Sallusti, a quanto pare, è un giornalista.
Sì, Sallusti è un giornalista. E questo credo che aggravi la situazione perché prima di parlare dovrebbe verificare come si sono svolti i fatti. Secondo perché sa benissimo che il suo intervento è un intervento provocatorio e sa di suscitare delle rezioni indignate come è stata la reazione di Paolo Ferrero. Di solito evito certi programmi. La scena l’ho vista per fortuna registrata.

Insomma, viene alimentata una cultura della vendetta.
C’è l’incapacità di dire le cose come sono state accertate da un tribunale. Questo è gravissimo. Nel senso che sono stati condannati in secondo grado gli agenti di polizia che nel frattempo hanno fatto ulteriore carriera. I carabinieri non vengono mai indagati. Nessuno ricorda che ci sono stati tanti dirigenti tra le forze dell’ordine condannati per le bugie e le violenze. Si continua sempre a passare lo stesso discorso sulla violenza dei manifestanti. Da dieci anni la stessa storia. La responsabilità della gestione dell’ordine non va affidata ai manifestanti ma alle forze dell’ordine che così si chiamano perché dovrebbero garantire l’ordine. Sia a Genova 2001 che Roma 2011 vediamo all’opera invece le forze del disordine.

Tra Genova e Roma ci sono delle simmetrie impressionanti.
Sì, certo, le simmetrie con Genova sono impressionanti. Da Genova 2001, prima si prepara l’opinione pubblica e poi bastano un po’ di immagini pilotate per far dire sì ecco i violenti, noi non li vogliamo. Questo è funzionale ad un inasprimento degli strumenti di oppressione. Ho tremato a sentir parlare di legge Reale, che fece già tanti morti negli anni scorsi.


Comunicato dai CARC - MERCOLEDÌ 27 LUGLIO 2011 09:16
riceviamo e pubblichiamo

Partito dei Comitati di Appoggio alla Resistenza - per il Comunismo (CARC)
Via Tanaro, 7 - 20128 Milano - Tel/Fax 02.26306454 - e-mail: resistenza@carc.it – sito: www.carc.it - Direzione Nazionale Comunicato DN del 22.07.11


Usiamo gli insegnamenti del G8 di Genova del 2001 per combattere con successo la lotta contro il piano Marchionne, la manovra economica, l’Accordo del 28 giugno!

E’ legittimo tutto quello che serve agli interessi dei lavoratori e delle masse popolari, anche se è illegale!


Mettere la difesa e l’affermazione degli interessi dei lavoratori e delle masse popolari prima e al di sopra del rispetto di leggi, norme e procedure fatte dai padroni, dai ricchi, dal clero e dai loro governi per ostacolare, impedire, vietare la resistenza e la ribellione e colpire chi la organizza e vi partecipa.

Condurre la lotta secondo le regole del nemico di classe e dei suoi complici significa condannarsi alla sconfitta! Passare dalla difesa all’attacco!

Luglio 2001- luglio 2011: decennale del G8 di Genova

Migliaia di lavoratori, di giovani e di pensionati in questi giorni sono mobilitati in iniziative e manifestazioni in occasione del decimo anniversario dell’omicidio di Carlo Giuliani e del massacro della Diaz e di Bolzaneto, per ribadire la loro volontà di verità e giustizia su quanto accaduto 10 anni fa a Genova, ma soprattutto che le ragioni per cui scesero in piazza contro i caporioni dell’imperialismo mondiale sono le stesse per cui sono mobilitati oggi: per non pagare la crisi dei padroni, per eliminare immediatamente gli effetti peggiori, per costruire un altro mondo possibile e sempre più necessario per fermare il marasma economico, ambientale e sociale e la guerra.

Genova è figlia di Napoli: centro-sinistra e centro-destra uniti contro il movimento no global.

Nel luglio 2001 Berlusconi (da poco insediatosi) ha cercato di fare del G8 di Genova una dimostrazione di forza del suo nuovo governo, di eliminare di fatto la libertà di manifestare e gli altri diritti democratici conquistati con la Resistenza antifascista che non erano (e non sono) ancora vietati per legge, di indurre la massa della popolazione a rassegnarsi a vedere calpestati i propri elementari diritti, di assestare una dura lezione ai giovani che li dissuadesse (almeno per un po’) dalla lotta e da ogni “velleità” di fare politica.

A questo fine preparò prima il terreno con una campagna terroristica e di intossicazione dell’opinione pubblica (campagna avviata dal governo di Prodi e Bianco (ministro degli interni) che aveva fatto i primi esperimenti di violenza e arbitrio nelle strade, negli ospedali e nella caserma Raniero contro quanti il 17 marzo 2001 manifestavano contro il Global Forum dell’OCSE a Napoli), poi selezionò i dirigenti più reazionari e i reparti con la più alta vocazione squadrista e fascista, diede loro carta bianca e li scatenò contro i manifestanti che inondavano Genova, preparò le condizioni affinché la Polizia, i Carabinieri, la Guardia di Finanza e gli altri corpi repressivi avessero campo libero per picchiare, torturare, deportare, inviò lo stesso Fini e i massimi dirigenti dei Servizi per dirigere le operazioni sul campo.

Il colpo di mano non gli è riuscito perché a Genova i manifestanti hanno risposto per le rime alla sbirraglia scatenata da Berlusconi e da Fini e nei giorni successivi l’indignazione e le proteste contro l’omicidio di Carlo e la macelleria messicana si sono estese a molte città italiane. Dai fatti di Genova il governo Berlusconi difficilmente sarebbe uscito indenne se i partiti del centro-sinistra (compreso il PRC) non fossero accorsi in suo aiuto: prima dissociandosi dalla piazza e profondendosi in condanne contro le violenze dei “black bloc venuti da fuori” hanno diviso il fronte dei manifestanti tra “buoni e cattivi” e staccato l’ala più moderata e incerta, poi promuovendo la costituzione di una fantomatica commissione parlamentare d’inchiesta (che per altro non è mai stata istituita!!!) hanno spostato l’asse dalla lotta di piazza per cacciare il governo Berlusconi alle aule del Parlamento.

Durante il governo Prodi-D’Alema-Bertinotti (più Epifani), i partiti del centro-sinistra hanno continuato a sventolare la bandierina della commissione parlamentare d’inchiesta pregando per la sua istituzione, anziché promuovere la mobilitazione popolare intorno alla parola d’ordine “far pagare fino in fondo alla banda Berlusconi le sue malefatte”. Neanche i loro esponenti più decisi a far luce sui fatti di Genova (come Haidi Giuliani, Francesco Caruso, Vittorio Agnoletto) hanno osato usare tutti i mezzi che come parlamentari avevano a disposizione per rafforzare la mobilitazione delle masse popolari, per mettere a nudo il progetto repressivo ed eversivo montato a Genova dalla banda Berlusconi, per rompere il “segreto di Stato” e denunciare la trama di responsabilità e complicità.

Anche l’andamento della battaglia per ottenere “verità e giustizia sui fatti di Genova” nelle aule di Tribunale ha risentito del fatto che non è stata condotta come un aspetto complementare della lotta per regolare fino in fondo i conti con i mandanti politici dei fatti di Genova (Berlusconi, Fini, Scajola e compagnia) e per cacciare la banda Berlusconi quando è tornata al governo, combinando la battaglia giudiziaria con una sistematica campagna di denuncia e mobilitazione contro i boia di Genova e i loro mandanti e protettori di destra e di “sinistra”: vero che la sentenza d’appello per la Diaz ha in parte ribaltato le criminali e infami assoluzioni di primo grado, che la sentenza d’appello per Bolzaneto ha riconosciuto tutti gli imputati responsabili civilmente e condannati a risarcire le vittime del massacro, che De Gennaro e Mortola in appello sono stati condannati per istigazione a falsa testimonianza, ma a 10 anni di distanza i mandanti politici non sono mai stati neanche indagati, nessuno degli esecutori ha fatto un giorno di galera e gran parte di essi hanno fatto carriera (da De Gennaro a Gratteri, a Mortola, a Canterini - vedasi http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/07/20/pestaggi-in-stradaspariti-200-fascicolipromossi-o-prescritti-i-poliziotti-violenti/146557/), Mario Placanica, il carabiniere che ha sparato a Carlo Giuliani, è stato assolto perché “ha agito per legittima difesa”. Di risarcimento per le vittime delle torture e per quanti sono rimasti invalidi a causa delle violenze subite neanche l’ombra!

Dal G8 di Genova alle sentenze dei processi FIAT. Il 16 luglio il giudice di Torino Vincenzo Ciocchetti ha respinto le istanze della FIOM sulla illegittimità del contratto collettivo di lavoro di primo livello stipulato il 29 dicembre 2010 e del contratto collettivo aziendale di secondo livello stipulato il 17 febbraio 2011, cioè gli accordi sottoscritti dalle organizzazioni di categoria della CISL, della UIL e dell’UGL, dalla Fismic e dall’Associazione quadri e capi FIAT che fanno dello stabilimento FIAT di Pomigliano una newco in cui non vale il CCNL, viene fatta tabula rasa dei diritti dei lavoratori in materia di malattia, sciopero e organizzazione sindacale, vengono estromessi i sindacati non asserviti, insomma in cui la volontà del padrone è l’unica legge! Nello stesso tempo ha dichiarato “antisindacale” (per violazione dell'articolo 28 dello Statuto dei lavoratori) la condotta della FIAT “poiché determina, quale effetto conseguente, l'estromissione di FIOM-CGIL dal sito produttivo di Pomigliano d'Arco”.

Una sentenza che dà un colpo al cerchio e uno alla botte, come quella pronunciata qualche giorno prima, il 14 luglio, a Melfi dove il giudice ha accolto il ricorso della FIAT contro la condanna per comportamento antisindacale per il licenziamento di Giovanni Barozzino, Antonio Lamorte e Marco Pignatelli (delegati e iscritto FIOM alla FIAT SATA), però contemporaneamente ha dichiarato che non c'è stato un comportamento illegittimo da parte dei lavoratori e, dopo la sentenza, ha chiamato da parte i legali dell’azienda e della FIOM per comunicare che se la causa fosse stata individuale contro il licenziamento lui avrebbe dato ragione ai lavoratori; non solo, ma “a titolo personale” ha chiesto alla FIAT di ritirare comunque i licenziamenti!!! Sia nel primo caso che nel secondo ci saranno i ricorsi in appello e, come ha dichiarato Giorgio Airaudo (responsabile nazionale del settore auto della FIOM), i lavoratori avvieranno cause individuali.

Sicuramente la sentenza di Torino che legittima gli accordi separati è figlia dell’Accordo sottoscritto il 28 giugno tra Confindustria, CGIL, CISL e UIL. Un accordo che sancisce la subalternità degli operai alla produzione, ai ritmi di lavoro, alle regole e alle condizioni imposte dai padroni. Un accordo che in sostanza avalla il piano Marchionne come modello di gestione delle aziende e delle relazioni sindacali.

Con questa sentenza, la FIOM ottiene di “rientrare in fabbrica” come rappresentanza aziendale, ma con quale ruolo? La linea che “le sentenze si accettano”, se i dirigenti della FIOM persistono su di essa, porta passo dopo passo ad accettare la validità dell’accordo sulla newco e insieme ad esso le nuove regole aziendali e le nuove relazioni sindacali dettate dal piano Marchionne: quindi o essere spazzati via o diventare complici di Marchionne come hanno già fatto CISL e UIL. Intanto a Pomigliano il piano Marchionne è già operativo: dei 6000 dipendenti (in CIG fino al 2012), la FIAT selezionerà una parte (si parla di 2400 circa) che saranno assunti nella newco quando, come e per produrre cosa non si sa.

Sì, perché anche se Camusso, Sacconi e Bonanni continuano con le loro suppliche a Marchionne di dare seguito alle promesse di investimento, la realtà è che Marchionne non ha nessun piano di investimento! Il suo obiettivo è liquidare in Italia le fabbriche d’auto FIAT. “Per i padroni della FIAT le fabbriche sono oramai un intralcio alle loro operazioni finanziarie nel mondo. Per tutti i padroni e per i vertici della Repubblica Pontificia gli operai FIAT sono il nocciolo duro degli operai metalmeccanici, la categoria più organizzata e combattiva che è il fulcro della resistenza democratica, sindacale e politica di tutti gli operai e del resto delle masse popolari contro la crisi e la restaurazione. Tutti i vertici della Repubblica Pontificia sono complici di Marchionne e dei padroni della FIAT. (…)

Dal successo del piano Marchionne, i padroni della FIAT ci guadagnano che loro si liberano dalla produzione d’auto e monetizzano gli altri stabilimenti già separati dall’auto (operazione spezzatino). Tutti i padroni italiani ci guadagnano che indeboliscono se non scompaginano completamente la resistenza degli operai e delle masse popolari ai loro progetti di deindustrializzazione, di delocalizzazione, di eliminazione di quello che ancora resta dei diritti e delle conquiste che gli operai e le masse popolari hanno strappato alla borghesia e al clero quando il movimento comunista era forte e avanzava in tutto il mondo” (dal Comunicato del (n)PCI - 9.01.11).

Quello che Marchionne sta attuando è la fase finale del progetto degli Agnelli e degli Agnellini (John Elkan): separare tra loro i vari stabilimenti FIAT instradandoli in produzioni diverse, inserendo ognuno di essi in un contesto finanziario diverso, legando ognuno di essi a un mercato diverso per poterli liquidare uno a uno senza dover affrontare una resistenza collettiva degli operai del gruppo, nel quadro della trasformazione della FIAT in una società finanziaria internazionale, non più né industriale né particolarmente italiana.

Le sentenze di Melfi e di Torino confermano che limitarsi o puntare principalmente sulla battaglia giudiziaria non solo non sta in piedi, ma passo dopo passo porta a sottostare a leggi, norme e regole fatte a uso e consumo dei padroni. I lavoratori e i loro sindacati possono influenzare, costringere istituzioni quali la magistratura a prendere misure contro gli interessi dei padroni e della borghesia solo sviluppando la mobilitazione: su questa base è possibile far leva sulle contraddizioni esistenti tra gruppi, apparati e istituzioni della borghesia (magistratura, amministrazioni locali, associazioni ecclesiastiche e industriali, ecc.).

Altro che “le sentenze si rispettano”! Per i lavoratori e le masse popolari deve valere la regola che “è legittimo tutto quello che viene fatto nell’interesse delle masse e della collettività anche se è vietato dalle leggi dei padroni e dei ricchi”, mentre “è illegittimo tutto quello che danneggia gli interessi dei lavoratori, delle masse e della collettività anche se è legale”, cioè è permesso e sancito dalle leggi dei padroni e dei ricchi.

Guardiamo in faccia la realtà! I mandanti del macelleria messicana di Genova siedono al governo, nel Parlamento e alla presidenza della Camera e gli esecutori sono stati promossi e hanno fatto carriera. La popolazione della Val di Susa viene attaccata militarmente perché si oppone a un’opera che devasta il territorio, l’ambiente e la vita delle comunità locali e serve solo ad arricchire affaristi, speculatori e organizzazioni criminali. Geronzi, Marchionne, Tronchetti Provera, Profumo e soci intascano ogni anno milioni di euro mentre già 8 milioni di persone vivono in povertà e altrettanti milioni dovrebbero seguire la stessa sorte solo per dar modo a losignori di continuare ad arricchirsi. Herald Espenhahn, l’ad della ThyssenKrupp condannato a 16 anni e mezzo per l’assassinio di sette operai, non si è fatto neanche un giorno di carcere ed è stato applaudito come un eroe dai suoi compari di Confindustria. La Costituzione è aggirata, calpestata e violata apertamente. Dove sta in tutto ciò la “legalità”?

In una situazione del genere l’unica legalità degna di questo nome è quella di ribellarsi a ogni sacrificio, imposizione e arbitrio! E’ far valere con ogni mezzo e a ogni costo il diritto di ogni persona a lavorare e a vivere dignitosamente! E’ strappare con ogni mezzo e a ogni costo alle autorità, alla borghesia, al clero e ai ricchi sussidi, salari sociali, contributi, servizi gratuiti e ogni genere di ammortizzatori sociali e imporgli di prendere tutte quelle misure urgenti e necessarie ai lavoratori e alle masse popolari! E’ organizzare, estendere e far diventare collettive tutte quelle iniziative per appropriarsi direttamente di quello che serve per vivere: le spese sociali, occupazioni di case di proprietà delle immobiliari e della Chiesa, sospensione del pagamento degli interessi e delle rate dei mutui e degli altri prestiti fatti con le banche, le finanziarie, gli usurai, delle multe, dei tickets, dei “pizzi legalizzati” di Equitalia e affini. Sono cose illegali? Vuol dire che le leggi non vanno bene!

La FIOM, l’USB, la CUB, la Confederazione COBAS, lo SLAI COBAS devono promuovere tra i lavoratori mobilitati contro la chiusura delle aziende e in difesa dei diritti e dei contratti un metodo di lotta che li porta a vincere. È il metodo adottato dagli operai Fincantieri e dai resistenti anti-TAV della Val di Susa. Non è il metodo di affidarsi alla “via giudiziaria” o degli accordi alla ex-Bertone, non è il metodo della concorrenza tra i sindacati di base e la sinistra CGIL (o tra gli stessi sindacati di base), non è il metodo di limitarsi a difendersi e parare i singoli colpi: così aprono la strada ad arretramenti e sconfitte, indeboliscono la sinistra, fiaccano i lavoratori più combattivi e generosi e in definitiva rafforzano la destra (Camusso & C.) che dirige la CGIL e i sindacati collaborativi (CISL, UIL e UGL) che sono a rimorchio del programma comune della borghesia imperialista gestito in alternanza sia dalla destra estrema Berlusconi-Bossi sia dalla destra moderata del PD (Prodi, Bersani, ecc.).

I sindacati non asserviti ai voleri della Confindustria e del governo devono coalizzarsi per organizzare, mobilitare e trascinare la massa degli operai avanzati a essere protagonisti di un piano di uscita dalla crisi alternativo a quello dei padroni, dei vertici della Repubblica Pontificia e delle istituzioni del sistema imperialista mondiale. Questo è il percorso che porterà alla costituzione di un Governo di Blocco Popolare nel nostro paese. Un governo composto da persone disposte a dare caso per caso forza e forma di legge ai provvedimenti che le organizzazioni operaie e popolari coinvolte indicheranno, anche se ognuno di essi lede gli interessi, viola le consuetudini e va contro le istituzioni della borghesia, del clero e, più in generale, del sistema imperialista mondiale. L’unico governo che può farla finita con i piani di Marchionne e avviare la rinascita economica, sociale e morale del paese.

Non aspettare le prossime sentenze del Tribunale, non lasciare che sia Marchionne a decidere dove e come colpire: sviluppare da subito una campagna di mobilitazione e lotta, coinvolgendo le organizzazioni popolari, i giovani, gli intellettuali e i sinceri democratici contro il piano Marchionne, per togliere a Marchionne e agli Agnellini la possibilità di decidere degli stabilimenti FIAT!

Non lasciare l’iniziativa in mano alla Camusso, non farsi legare le mani da regole che quest’ultima ha già più volte calpestato: l’Accordo del 28 giugno non deve passare in sordina in nessuna azienda grande o piccola! Non solo Comitati per il no, ma anche presidi, scioperi, manifestazioni, blocchi stradali, occupazioni!

Non aspettare l’autunno per fare qualche sciopericchio, come propone la Camusso, contro la manovra finanziaria! La FIOM, l’USB e gli altri sindacati di base, i partiti e i movimenti che lottano coscientemente contro la crisi, contro la manovra di Berlusconi-Tremonti-Napolitano (condivisa da Bersani, Casini, Uil e Cisl) possono agire da subito proclamando lo sciopero dei ticket, delle tasse, la denuncia delle prebende imposte da questa finanziaria, mettersi alla testa del movimento per la loro abolizione e per la disubbidienza civile contro quanti vogliono affossare il nostro paese!

Per “mettersi al riparo dalla speculazione sui mercati finanziari” bisogna sottrarsi al mercato finanziario, alla UE, al FMI, alla BCE e alle altre istituzioni del sistema imperialista mondiale, bisogna togliere ai banchieri, ai finanzieri, agli speculatori e ai loro compari la possibilità di decidere della nostra vita e del nostro futuro! Il debito pubblico è diventata una catena che soffoca la nostra vita. Bisogna abolirlo!

E’ possibile fermare il baratro in cui la borghesia e i suoi cortigiani ci stanno trascinando e avviare la rinascita del nostro paese, dipende da noi!

Le organizzazioni operaie e popolari devono formare un loro governo d’emergenza per eliminare immediatamente gli effetti più gravi della crisi economica e ambientale e impedire che si ripetano nonostante la crisi del capitalismo che imperversa in tutto il mondo, per avviare la rinascita del paese e stabilire rapporti di solidarietà, collaborazione e scambio con i paesi disposti a stabilirli con noi, perché anch’essi vogliono sfuggire alla morsa del sistema imperialista mondiale.

E’ l’unica soluzione politica realistica e alternativa a quella dei vertici della Repubblica Pontificia per porre fine al corso che le cose hanno seguito negli ultimi trent’anni e avviare il nostro paese verso l’instaurazione del socialismo.


2001-2011 dieci anni da Genova
MARTEDÌ 19 LUGLIO 2011 18:20 VIGNOLINI CHIARA


Le iniziative in ricordo di Carlo Giuliani, il giovane morto in occasione del G8 di Genova sono numerose e, tra le altre, ci sentiamo di citare un corteo notturno avvenuto sabato 17 a Berlino. Si sono verificati degli scontri tra i dimostranti e le forze di polizia. Visto il continuo movimento dalle forze dell’ordine, molti giovani che si trovavano nei bar di via Oranienstrasse si sono uniti ai manifestanti e sono state lanciate bottiglie. Il tutto è finito con una caccia all’uomo avvenuta tra i vari bar della zona. Totale 33 fermati e 34 feriti ( numero volutamente gonfiato). Al di là dell’episodio è sintomatico del diffondersi di uno stato di disprezzo se non proprio di rabbia, nei confronti dei rappresentanti dello stato anche nella Germania, paese che tutti indicano come l’esempio da seguire in questo momento di crisi.

Fonti : Il Manifesto

Fabio Conforto/DEApress

Genova dieci anni dopo
MERCOLEDÌ 13 LUGLIO 2011 09:05 SILVANA GRIPPI


A GENOVA nel 2001 - Voglio raccontare un'altra verità, la mia. Mi ricordo di quel giorno come fosse ieri: era il 18 luglio 2001. Insieme ad alcuni amici ci preparammo per andare Genova, andavamo a protestate contro il mondo intero. Una rivolta contro il G8 che inizia da Genova, resa "zona invalicabile" perché sede della rie degli "Otto Grandi della terra". Un momento unico della nostra storia.

Genova, come poco tempo prima a Napoli, è una città ferita, offesa e devastata. In quei giorni viene vietato tutto, si costruisce perfino una zona rossa - preparata dai politici - e questo rappresenta una prima provocazione.
Noi iniziamo a pensare di poter violare l'inviolabile. Parola d'ordine "Potere agli urbani di una città del mondo.....".

Genova, una città luminosa in un mese estivo (vacanziero) con il mare che ci guardava. I suoi abitanti dato che non potevano essere padroni di stendere la biancheria, inizia l'era del "no alle mutande appese" si trasferisco al mare.
La gente rimasta in città si affaccia alle finestre per guardare cosa stava accadendo. Migliaia di persone da tutto il mediterraneo avevano deciso di andare a Genova per dire NO al G8. Molte persone (in particolare dalla Grecia) racconteranno che anche se avevano preso i traghetti, erano stati individuati e rispediti indietro.

La TV di Stato, le emittenti libere e Silvio Berlusconi chiedono decoro per non sfigurare e questa è già una prima provocazione.

Giovedì 19 - La cittadella è già blindata e gli scontri (non ancora feroci) sono già in tutte le strade, le guardie/guardoni sono tutti volontari, aggressivi, spavaldi e provvocatori. Il primo giorno alla manifestazione internazionale dei migranti partecipano circa 50/100 mila persone (a seconda dei dati pubblicati) e già si sente l'aria che tira. La ribellione è diffusa, gli insorti sono coscienti, ma ancora sembra una "bella festa".

Venerdì 20 - Berlusconi riceve a Palazzo Ducale i leader del G8 e la presenza di Polizia, Carabinieri e Finanza con i loro blindati in stato di guerra li rassicura. Si sentono forti e tutto sembra essere sotto controllo. Ma qualcosa sfugge....

Arrivano alle forze dell'ordine, nuove direttive del vicepresidente del Consiglio Gianfranco Fini, e la mancanza di un filo comune inizia a creare tensioni nei tre apparati, la situazione diventa incandescente. Tutti vogliono comandare! Iniziano le marce accompagnate dal suono dei manganelli sullo scudo, lacrimogeni con sostanze sperimentali buttati a caso e non mancano alcune cariche, questo fa andare tutto fuori controllo. Vanno e vengono notizie allarmanti e a volte false. Come era falsa l'informazione che era morto un poliziotto o che in periferia i "black bloch" stavano sfasciando tutto quello che trovano sull loro cammino, mentre "Loro" (uso questo strano termine perchè non mi piace l'uso pubblicistico del termine coniato per dare un volto al nemico) invece avevano chiari obiettivi militarpolitici già concordati (banche, interinali, concessionarie ed altro). Per un giorno tutti volevano essere "loro".
Gli obiettivi vengono assaltati in silenzio, al massimo accompagnati dal suono di un tamburino (utilizzato per avvisare dell'attacco o del raduno imminente), poi tutti al carcere di Marassi, che era uno dei tanti concentramenti. Avevano piazzato le tende ferrino a igloo nei giardini pubblici pronti a toglierli al minimo pericolo. Giovani a coppie o da soli pronti a cambiarsi di abito e sostiturli con magliette colorate portate dietro, nello zainetto, che nel caso di pericolo dovevano essere buttati. Ho raccattato almeno tre magliette nere con cappuccio.
Tutto questo era sotto il controllo degli elicotteri che "videavano" ogni movimento.

L'Italia in un giorno di mezza estate, accende la televisione e si sveglia, vede una contestazione in atto: contro l'emarginazione, contro la fame nel mondo, per i diritti umani, contro il carovita e tutte le problematiche della nostra contemporaneità esposte in un vassoio dove tutti potessero parlarne e vedere i propri problemi e poterli gridare in faccia agli "8 invasori". I Grandi continuano a parlare del nostro futuro e noi siamo fuori ad impedire che ci rubino anche i nostri pensieri. Loro discutono di economia e noi siamo l'economia.

Le giornate di Genova - come quelle di Napoli - vengono riprese da tutte le televisioni in contemporanea e la tensione si taglia a fette. Anche i genovesi stanno alla finestra a guardare e saranno i primi testimoni di una "scena costruita" con tanti blocchi di cemento per fermare i cattivi invasori che arrivano da fuori.

Tutti siamo nel bel mezzo della storia, ci sono anche loro e i nostri figli "come Carlo".

Gli infiltrati c'erano e pure i servizi segreti e devono trovare i "colpevoli" per non criminalizzare una città intera, c'erano pure gli ipocriti e tutti istigavano e lavoravano per costruire prove. Inizia così la ricerca dei cattivi compagni che vengono individuati come possibili carnefici. E chi meglio dei cosidetti "pericolosi anarchici" in stato di guerriglia organizzata? Viene deciso che i colpevoli dovranno essere i Black Bloch, e chi più di loro sono sotto controllo?

I cosiddetti pericolosi si chiamano "Schwarzer Block" e fanno parte di un movimento anarchico che nasce in Germania agli inizi degli anni '80 poi replicato anche in Usa ed in Europa. Sono tendenzialmente ecologisti, animalisti e internazionalisti, sono silenziosi (parlano tra loro a gesti) e questo fa paura, non usano cellulari e si capiscono a volo. Il silenzio e lo sguardo non sono controllabili, ognuno conosce il suo vicino e così via a catena. Neri/rossi e tanti altri....in quei giorni anche i pacifisti non sono più pacifici.

Mentre a Genova avviene di tutto, le proteste salgono e si stravolgono, i super controllati non saranno toccati perché dovranno essere colpevoli e quindi controllati a vista per costruire le prove...ma la ribellione è disordinata e tutti sono ribelli. Così la situazione sta sfuggendo di mano. Tanta gente si muove ai margini del movimento pacifista ed è falso che c'erano giovani di cui l'unico obbiettivo era di creare disordini. Eravamo tutti colpevoli e innocenti, stava avvenendo una ribellione generalizzata....prendiamoci le nostre responsabilità e diciamolo!

Via Tolemaide diventa il centro della scena dove i Carabinieri e polizia attaccano il fronte del corteo perché la situazione è ormai fuori controllo. Tanti giovani e non rispondono lanciando sassi e facendo barricate con i bidoni per la raccolta differenziata e la lotta si inasprisce.
Durante la manifestazione, Carlo Giuliani come tanti altri ragazzi si è tolto la canottiera bianca e la porta sulla spalla, ha un grosso nastro da scotck sul braccio, è insieme ad un amico, passando chiede una sigaretta, poi continua a passo veloce lascia la ferrovia e svolta a sinistra, la polizia ci ingabbia e corriamo tutti verso una strada che porta ad una piazza, poi sapremmo che si chiama Piazza Alimonda. Due giovani in motocicletta mi danno un colpo al polso per farmi cadere la telecamera...e sentiamo arrivare e correre alcune camionette. Contemporaneamente da persone che venivano via dalla piazza, ci arriva una notizia ... è appena morto un ragazzo in "Piazza Alimonda" e senza accorgersenei, ci troviamo in contemporanea su una scalinata a guardare cosa stava succedendo.
La polizia ci vieta di oltrepassare la loro serrata...il fatto è appena avvenuto...lo hanno ucciso. Nella piazza molti urlano e un poliziotto insegue un ragazzo dicendo: sei stato tu.......Mi domando ma cos'è successo quando quei due giovani (poliziotti in borghese, riconoscibili dal casco blu comprato in serie) in vespetta hanno cercato di farmi cadere la telecamera...intanto una ventina di carabinieri si sono posizionati in due strade ai margini della piazza, non posso più riprendere ho solo qualche minuto, riprendo l'appaluso a Carlo. Sono le Ore 17 quasi 18.........e non so.
Un pianto generale e tanta confusione, i poliziotti indietreggiano e dopo un'ora se ne vanno lasciando la segatura sul sangue di Carlo.
Veniamo a sapere dopo che il ragazzo si chiamava Carlo Giuliani, 23 anni, che era figlio di un ex sindacalista Cgil e qualcuno gli aveva sparato un colpo di pistola, una Beretta in uso al carabiniere Mario Placanica che si trovava dentro una jeep. Si sentiva forte in quel momento oppure aveva avuto un ordine.... la notizia arriva a tanti.....e molti si mettono in viaggio....

Piazza Alimonda reportage di Silvana Grippi

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Sabato 21 - La mattina seguente, arrivano altre persone da tutta Italia, anche se le forze politiche danno indicazione di non andare a Genova, Fabio e mia figlia Lara mi raggiungono per la manifestazione che però subito viene caricata e si trasforma in guerriglia, la polizia ha potere assoluto, molti sono in borghese, fermano le macchine e circondano le persone per portarle in questura. Arrivano notizie di arresti e pestaggi.
Guardiamo tutta la notte la televisione e all'alba viene fuori la notizia di un assalto alla Diaz per arrestare i "cattivi". Nella notte, senza ritegno la polizia ha fatto irruzione nella scuola Diaz dove dormono alcuni manifestanti, per lo più stranieri (spagnoli e greci). Un blitz cattivissimo che trasforma la scuola in una 'macelleria'.

 

La mattina del 22, alcuni giornalisti, ci indicano il luogo e corriamo a vedere il massacro.....nelle lavagne ci sono le frasi dei giovani stranieri "arrivano...ci vogliono uccidere...asasini con una s". Tutto questo è devastante, un pestaggio indiscriminato. Ci dicono che i giovani ospiti sono stati portati a Bolzaneto (ci raccontano di torture ed altro.....), la Francescato cerca di telefonare ai suoi colleghi politici e nessuno si fa trovare....sono ore di tensione...Agnoletto tiene una conferenza stampa. Ripartiamo con la disperazione nel cuore.....loro sono più forti...hanno il potere.

In questi anni avevo rimosso tutto ora posso parlare e far vedere........per chiedere il video scrivete aredazione@deapress.com.

Carlo Giuliani ucciso nuovamente
GIOVEDÌ 24 MARZO 2011 21:02 DEAPRESS


Da Bruxelles ci giunge la notizia che la Corte europea dei diritti umani di Strasburgo, con sentenza definitiva, ha assolto oggi l'Italia dalle accuse di aver responsabilita' nella morte di Carlo Giuliani avvenuta durante il G8 a Genova durante gli scontri con le forze dell'ordine. I giudici hanno preso questa decisione con la maggioranza della Grande Camera: tredici voti a favore e quattro contrari. Hanno dato la piena assoluzione a Mario Placanica, il carabiniere che uccise Carlo Giuliani in piazza Alimonda, confermando cosi' la sentenza di primo grado emessa il 25 agosto 2009.L'Italia esce così assolta dall'accusa di non aver condotto un'inchiesta sufficientemente approfondita sulla morte di Giuliani, la Corte si è espressa con 10 voti a favore e 7 contrari.

Riportiamo qui di seguito quanto dichiarato dalla famiglia Giuliani e da Agnoletto

La Giuliano Giuliani dichiara all'Ansa: ''Ci rivolgeremo al tribunale civile come unica possibilita' di avere un dibattimento per l'omicidio di Carlo... Di delusioni ne abbiamo già avute l'essenziale e' non arrendersi. Nel processo per le devastazioni ed i saccheggi qualcosa era venuto fuori e testimoniava la necessità di un approfondimento che non c'e' mai stato''. ''Abbiamo documenti e documenti sull'omicidio di mio figlio e su quello che gli hanno fatto dopo - prosegue il padre di Giuliani -. Spero davvero che fosse gia' morto e non moribondo quando un carabiniere gli spacco' la fronte con una pietrata. Tutte queste cose meritano un dibattimento per accertare la verita'.
E che nessuno pensi che vogliamo rivalerci sul carabiniere. Comunque su almeno su tre punti, sette dei 17 giudici della corte di Strasburgo erano a nostro favore''.
''Credo che questa sentenza sia un motivo in piu' per essere in piazza Alimonda nel decennale'': lo ha detto Giuliano Giuliani. Commentando poi le parole pronunciate dall'arcivescovo di Genova e presidente della Cei, cardinale Angelo Bagnasco, che proprio in occasione della sua visita pastorale alla chiesa di N.S del Rimedio in piazza Alimonda domenica scorsa aveva invitato a voltare pagina, Giuliani ha affermato: ''Si puo' voltare pagina se c'e' la verita', altrimenti no''.

Agnoletto dichiara all'Ansa: Legittima omertà di Stato - "La sentenza della corte di Strasburgo è estremamente grave perché legittima il rifiuto delle istituzioni italiane di ricercare la verità sulla morte di Carlo Giuliani": lo afferma Vittorio Agnoletto, portavoce del Social Forum di Genova nel 2001. "Lo Stato ha avuto paura ad affrontare un dibattimento in un'aula giudiziaria. Infatti dove i processi hanno potuto svolgersi le conclusioni non hanno lasciato dubbi sulle responsabilità nella gestione dell'ordine pubblico e in gravi atti di violenza - prosegue Agnoletto - 44 tra forze dell'ordine, finanzieri e personale sanitario condannati per le torture di Bolzaneto, 24 poliziotti condannati per la notte cilena della Diaz, numerosi altri poliziotti condannati per violenze di strada contro pacifici manifestanti, oltre alla condanna per istigazione alla falsa testimonianza dell'allora capo della polizia". "Il processo per la morte di Carlo Giuliani - aggiunge - avrebbe potuto far emergere delle verità 'scomode'; oltre a verificare se fu effettivamente Placanica a sparare o se il carabiniere fu usato per coprire la responsabilità di qualcuno ben più alto in grado. La Corte di Strasburgo con la sua sentenza ha coperto questa omertà di Stato".


T.S.F. sulla sentenza su Genova 01
MARTEDÌ 15 LUGLIO 2008 14:52 FABRIZIO CUCCHI


A proposito della recente sentenza sui fatti di Genova, vorrei riportarvi questo commento che mi è stato inviato dal Torino Social Forum:
"Diritti a Genova Ritorno a piazza Alimonda. A denunciare le ingiustizie di oggi, partendo da quella che negò la vita a Carlo Giuliano Giuliani

Ancora Piazza Alimonda. Ancora Genova. Sì. In sette anni è cambiato poco o nulla. Molto è peggiorato. Per questo è ancora più necessario esserci. Quelli che erano al Forte San Giuliano e nei luoghi dove si dirigevano la repressione e il disordine pubblico oggi sono di nuovo al governo. Chi la sera stessa emise la sentenza di legittima difesa, oggi occupa la terza carica dello Stato; ha fatto anche il carino con gli Ebrei, come ricorda Moni Ovadia, mai con i Palestinesi, che in quel contesto sono sicuramente i più deboli. Chi dichiarò dalle scalette di un aereo di aver dato l'ordine di sparare e poi gratificò Marco Biagi dell'epiteto di «rompicoglioni», oggi è di nuovo ministro e pontifica sul nucleare, ignorando le scorie, tanto poi ci pensa la camorra. Chi fu autore di un lodo teso a rendere non punibile il suo «maestro», oggi occupa la seconda carica dello Stato e ha diretto i lavori per l'approvazione di quel lodo ammodernato. Chi diresse la repressione, ordinò la Diaz, costrinse suoi sottoposti alla falsa testimonianza e a smentire precedenti dichiarazioni, dopo una breve pausa trascorsa sulla spazzatura della Campania dirige oggi il complesso dei servizi, che spesso si scoprono deviati. Chi diresse e coprì la «macelleria messicana» è stato promosso e oggi, con l'ennesima legge ad personam, è ancora più sicuro della prescrizione. Naturalmente la cosa vale anche per chi «torturò» (le virgolette non diminuiscono la colpa, ma indicano che in Italia quel reato non è contemplato). «Scendendo per li rami», cioè per i gradi, persino chi lanciava sassi ai manifestanti e poi accusava un manifestante di avere ucciso Carlo con un sasso, è stato promosso e oggi è questore. Si sollecita e si esaspera un clima di tensione e paura per estorcere consenso intorno a leggi razziste e liberticide che valgono al paese il biasimo dell'Europa. La militarizzazione del territorio è la traduzione di questa manovra in gran parte mediatica, che si avvale di un'informazione spesso asservita che fa il resto, sorvolando, mentendo. L'allarme lo lanciano non gli estremisti di sinistra, ma i più autorevoli rappresentanti della cultura liberale. Dice Eugenio Scalfari: «Attenti al risveglio. Può essere durissimo. Può essere il risveglio di un paese senza democrazia». Un tempo c'era chi si lamentava del «lacci e laccioli». Chiamavano così i diritti che faticosamente e a duro prezzo si riusciva a inserire nella legislazione, nei contratti, nel funzionamento della macchina statale. «Lacci e laccioli» che imbrigliavano l'economia e impedivano (questa era già allora la litania del padronato grande e piccolo) alle vele dello sviluppo di alzarsi e gonfiarsi. Qualche sera fa «Primo piano» ci ha fornito una versione allucinante della teoria dei lacci e laccioli. E' stata riproposta l'intervista televisiva del padrone della fabbrica umbra che chiede risarcimento ai familiari dei quattro lavoratori morti il 26 novembre 2006. Si lamentava del fatto che non fossero ancora stati sgomberati i poco gradevoli resti dell'incendio, perché tutta quella roba e il continuo parlarne rovina il mercato e danneggia l'azienda. Oggi i lacci e i laccioli non esistono più, non esistono più neppure le stringhe delle scarpe, e ancora non basta. Uccidono ogni giorno sul lavoro, perché non ci sono protezioni, non si rispettano le regole, non c'è la sicurezza di cui ci si dovrebbe occupare davvero, quella sul lavoro. Ma il padronato non vuole, e il governo della destra di nuovo insediato toglie di mezzo anche i timidi tentativi di introdurre qualche regola. Occorre produrre, correre, competere: per il mercato, per lo sviluppo. Dire per il profitto, per il padrone non sta bene, sembra che se ne vergognino. «Spara prima la mina, mezz'ora si guadagna, me ne infischio se rischio se di sangue poi si bagna, tu prepara la bara minatore di zolfara», grida una canzone di Michele Straniero e Fausto Amodei, degli anni '60. Quella canzone la potremo ascoltare alla mostra che il Comitato Piazza Carlo Giuliani allestisce al Munizioniere di Palazzo Ducale dal 15 al 22 luglio. La ascolteremo insieme a tante altre che ci fanno ritrovare la storia e le passioni di quegli anni e ci fanno comprendere meglio quello che accade oggi. Perché è ancora così, anche oggi si deve fare più in fretta. No, è peggio di così. E a morire sono quasi sempre gli ultimi, i più deboli, i più indifesi. Sarà una mostra sul lavoro e su quello che gli sta attorno. Le lotte, i morti, i diritti. Canzoni e filmati e manifesti e fotografie e storie. Già, storie. Che insieme fanno un pezzo di storia. Noi la storia la cominciamo da Piazza Alimonda, da Carlo, dall'omicidio che lo ha privato dei suoi vent'anni, del diritto a conoscere un pezzo di futuro, con gli altri, per gli altri. Sono sette anni che ripetiamo che si è trattato di un assassinio. Che persone meschine gli hanno negato persino il diritto a un processo che potesse affermare la verità, che chiarisse gli imbrogli, i sotterfugi, le omissioni, le falsità di cui si sono avvalsi. L'assassinio di Carlo resta il simbolo della repressione genovese, il punto più alto, ciò che determina poi la Diaz e Bolzaneto e gran parte delle stesse violenze di strada. Alcune anime belle (non parlo della destra) provano a distinguere. In Piazza Alimonda ci sarebbero stati i cattivi, quelli che se la sono andata a cercare. Alla Diaz e a Bolzaneto i bravi, quelli che non c'entravano. E' un modo poco attento a quella che non è più soltanto cronaca. Sono il clima cileno e la vendetta politica della destra che costruiscono la sospensione dei diritti democratici. In Piazza Alimonda Carlo è fra quanti hanno deciso di operare un «reato di resistenza», cioè di rispondere alle cariche violente e ingiustificate di reparti speciali di carabinieri. Lo ha implicitamente riconosciuto il Tribunale che nella sentenza contro 25 manifestanti accusati di devastazione e saccheggio ha derubricato l'accusa per la maggior parte di essi. Carlo sarebbe stato condannato in primo grado a tre anni. Invece è stato condannato a morte con esecuzione immediata. Ecco perché ci pare giusto che una mostra sul lavoro, sui suoi diritti, sulle morti sul lavoro e quindi sui diritti negati, incominci da Carlo. Per questo siamo ancora a Genova, Per questo, il 20 luglio, siamo ancora in Piazza Alimonda."

Fabrizio Cucchi, Deapress

Genova G8 - iniziative
SABATO 07 LUGLIO 2007 13:40 FABRIZIO CUCCHI


All’avvicinarsi della ricorrenza del VI anniversario delle manifestazioni contro il G8 del 2001 è in corso di definizione un vasto programma di iniziative. Una buona parte di esse si svolgeranno a Genova e avranno come “centro di riferimento” lo stadio Carlini, dove sarà possibile pernottare.In questo momento il programma “di massima” delle iniziative genovesi è il seguente:

19 Luglio – al mattino, allestimento mostra “Luoghi resistenti”;
alla sera, proiezione documentario: “Il Social Forum Mondiale di Nairobi”, seguirà dibattito e altre proiezioni.

20 Luglio- nel pomeriggio, manifestazione-concerto a Piazza Alimonda,
alla sera, tavola rotonda “Assolti con formula piena” sull’andamento dei processi genovesi sui fatti di strada; - Proiezione “OP- Genova 2001” documentario sul tema dell’ordine pubblico durante il g8 realizzato dalla segreteria del Genoa Legal Forum.

21 Luglio – nel pomeriggio, dibattito “Repressione e Antifascismo”;
verso le ore 16.30, presso il Museo di S. Agostino, tavola rotonda dal titolo:”Premiata macelleria italiana - chi controlla le forze dell’ordine? Chi garantisce i diritti costituzionali?”, con l’intervento, tra gli altri, di V.Agnolotto, L.Malabarba. Alle ore 22.00, fiaccolata alla scuola Diaz, iniziative per la Diaz, proiezione del film “99 Amaranto” di F.Micali.

22 Luglio- chiusura delle manifestazioni. - Fabrizio Cucchi – DEA press

A Strasburgo il caso Carlo Giuliani
MARTEDÌ 13 MARZO 2007 14:19 SILVANA GRIPPI


Si apre a Strasburgo il "caso di Carlo Giuliani" morto “ammazzato” durante il G8 a Genova nel luglio 2001. I familiari hanno invocato l’articolo 2 per i diritti dell’uomo e il diritto alla vita perché pensano che ci sia stato un inquinamento delle prove e anche la violazione dell’articolo 3 che prevede il rispetto dei Diritti umani. La famiglia Giuliani aveva presentato richiesta a Strasburgo nel Giugno 2002 ed ora la vicenda è stata riaperta.

Video - Genoa Legal Forum
LUNEDÌ 02 LUGLIO 2007 14:33


La segreteria del Genoa Legal Forum ha realizzato un video intitolato "OP Genova 2001" attraverso i documenti acquisiti al processo contro 25 manifestanti accusati di saccheggio e devastazione. Attreverso video, foto, comunicazioni radio e telefonate al 113 il video cerca di fare chiarezza sul modo in cui l'ordine pubblico si stato gestito a Genova secondo una logica prettamente militare.
In allegato al video, un libretto riguardante le cariche contro il corteo delle tute bianche e in via Caffa che portò poi all'uccisione di Carlo Giuliani.

Davide Pinelli - DEApress

Image  Pesentazione video: http://it.youtube.com/watch?v=8IqsvFFVf6k
DVD PAL, Lingue e subs: En-It-Es-Fr-De, 42 min - Per poter ricevere il video (costo 7 + 2 euro per spedizione) contattare info@processig8.org

MARTEDÌ 26 GIUGNO 2007 16:18 ROBERTO LIARDO


Pubblichiamo di seguito un comunicato diffuso dal Comitato Comitato Verità e giustizia per Genova dopo la nomina di Manganelli a Capo della Polizia e un'agenzia battuta da Radio Città Aperta:
"L'arrivo di Antonio Manganelli al vertice della polizia di stato non cambia nulla. Il potere politico ha scelto la strada della continuita', senza affrontare il caso G8 nella sua gravita'. A Genova nel luglio 2001 furono sospese le garanzie costituzionali e alla scuola Diaz, come ha detto un funzionario di polizia, ci fu una ìmacelleria messicana'. La polizia di stato in questi anni, anziche' assumersi le sue responsabilita', sospendere i dirigenti indagati e collaborare con la giustizia, ha ostacolato le inchieste e addirittura promosso i gli imputati di grado piu' alto, un vero insulto alla legittimita' costituzionale. In sei anni non si e' fatto nulla per recuperare la credibilita' perduta, si e' anzi agito in senso contrario, e il fossato fra forze dell'ordine e cittadinanza si e' allargato ancora.
Gianni De Gennaro e' stato avvicendato - cosi' ha spiegato il presidente del consiglio - per 'scadenza naturale' del mandato. Di fronte a vicende come quelle accadute a Genova, in qualsiasi paese davvero democratico il capo della polizia si sarebbe subito dimesso o sarebbe stato rimosso dal potere politico. In Italia no.
In Italia i diritti costituzionali sono passati in secondo piano, la dignita' dei cittadini e' stata calpestata due volte: prima con le violenze, poi con la protezione dei responsabili degli abusi e le promozioni dei maggiori imputati al processo Diaz. Nessuno - lo ricordiamo anche all'attuale presidente del consiglio - ha ancora chiesto scusa, a nome dello stato, alle vittime della 'macelleria messicana' e degli altri abusi commessi nel luglio 2001 nelle strade, nelle caserme, nelle carceri.
Diciamo la verita': l'Italia rifiuta di fare veramente i conti con l'abisso di illegalita' costituzionale che abbiamo vissuto nel luglio 2001 e si dimostra incapace di anteporre le garanzie costituzionali agli interessi degli apparati. La carriera di un dirigente vale piu' dei diritti dei cittadini. Il dottor Manganelli, che non era a Genova nel 2001 ma fu in costante contatto con i dirigenti imputati per la Diaz, come lui stesso ha riconosciuto quando e' stato chiamato in tribunale come testimone, non e' affatto l'uomo della svolta. Il governo, nel sostituire De Gennaro, non ha fatto cenno alle sue oggettive responsabilita' - etiche, professionali e politiche - per la distrastrosa gestione del G8 e per l'inaccettabile comportamento tenuto dalla polizia nei sei anni successivi.
De Gennaro se ne va inseguito da un'accusa infamante, come indagato per istigazione alla falsa testimonianza, e intanto 27 imputati su 29 al processo Diaz, anziche' testimoniare e assumersi le proprie responsabilita', si avvalgono della facolta' di non rispondere. E' questa la misura del rispetto per il tribunale e per l'amministrazione della giustizia? E' accettabile una condotta del genere da parte di funzionari dello Stato?
Ancora una volta, il potere politico assicura protezione a un apparato di polizia che ha perso credibilita' e che non accetta di operare con la trasparenza che sarebbe necessaria in un ordinamento democratico. Il coro di consensi che si sente in questi giorni per la nomina di Manganelli nasconde il cedimento del potere politico, la sua incapacita' di garantire la supremazia della lettera e dello spirito della Costituzione.
Siamo profondamente delusi e amareggiati. A Genova, nostro malgrado, abbiamo perso fiducia nelle forze di polizia e nella loro lealta' alla Costituzione. I fatti di questi anni e le scelte di questi giorni purtroppo non ci hanno consentito di cambiare idea."

"Gianni De Gennaro è il nuovo capo di gabinetto del ministro dell'interno, Giuliano Amato. E' questo l'incarico di prestigio al quale è stato inviato il prefetto. De Gennaro sostituirà Carlo Mosca nel delicatissimo incarico al fianco del responsabile della sicurezza nazionale e resterà al ministero dell'interno, nello stesso palazzo che lo ha visto insediarsi sette anni fa come capo della polizia. Una vera e propria promozione quindi.
Tecnicamente, la nomina del nuovo capo di gabinetto non è stata decisa nel corso del consiglio dei ministri. E' stato lo stesso Giuliano Amato ad informare il consiglio che nominerà De Gennaro al nuovo incarico. A precisarlo sono fonti del Viminale. Ma non lo dovevano rimuovere per le sue responsabilità nelle torture inflitte ai manifestanti nel 2001 a Genova?"


Roberto Liardo/Deapress


G8 - Minacce ad un avvocato
LUNEDÌ 28 MAGGIO 2007 17:04

L'avvocato di Pisa difensore dei "no global" processati in relazioni ai fatti del G8 del 2001 a Genova ha reso noto di aver ricevuto minacce molto pesanti. L'avvocato aveva chiesta di poter sentire Placanica il quale, tempo fa, aveva dichiarato di non esser stato lui a sparare a Carlo Giuliani e di esser una delle vittime del G8 dal momento che la sua figura veniva usata per coprire qualcuno.
Sabato sera l'avocato ha ricevuto una telefonata che è rimasta registrata nella segreteria telefonica: "lasciate stare Placanica, sennò vi faremo saltare in aria". La registrazione è adesso a disposizione degli inquirenti.

Davide Pinelli - DEApress

Fotonotizia: "Noi siamo i nuovi partigiani"
LUNEDÌ 18 GIUGNO 2012 19:07 SILVANA GRIPPI

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foto di Silvana Grippi
Al Parco Iqbal di Campi Bisenzio, domenica 17 giugno:  da destra: il padre di Carlo Giuliani, il giornalista del Manifesto Checchino Antonini, la Sorella di Fausto e Iaio (uccisi da estremisti di destra nel marzo 1978), la madre di Davide "Dax" Cesare (ucciso nel marzo 2003 da un gruppo di neofascisti) - insieme per dichiarare: "Siamo noi i nuovi partigiani"

C.P.A. Firenze Sud

MARTEDÌ 20 DICEMBRE 2011 11:23 DEAPRESS

 

CENTRO POPOLARE AUTOGESTITO FI-SUD 10 ANNI IN VIA DI VIA DI VILLAMAGNA 27A

PROGRAMMA


GIOVEDì 22 DICEMBRE 2011
ORE 19.00 - Presentazione del libro CUORI ROSSI
"La storia, lotte, i sogni di chi ha pagato con la vita il prezzo delle proprie idee. Dagli eccidi di contadini e operai nel dopoguerra all'esecuzione di Valerio Verbano e Peppino Impastato, dai caduti del '77 a Carlo Giuliani"
Inteverranno l'autore Cristiano Armati e lo storico Mautizio Lampronti

Il CPA fi-sud si trova nel quartiere di Gavinana -autobus 8, 23, 31, 32, 33 e 71 - cpa@ecn.org - www.cpafisud. org


Verità per Genova
GIOVEDÌ 21 GIUGNO 2007 13:24


Dopo la testimonianza dell'ex-vicequestore Michelangelo Fournier il quale, durante l'ultima udienza del processo sui fatti della Diaz, ha definito le scene che avvennero nei corridoi di quella scuola da "macelleria messicana", è stato iscritto nel registro degli indagati de Gennaro per istigazione alla falsa testimonianza: siamo di fronte ad un vero e proprio ribaltamento delle tesi iniziali nelle quali si supponevano i reati di violenza e resistenza ai manifestanti i quali - sempre secondo le forze dell'ordine - sarebbero stati trovati in possesso di piccoli, sbarre di ferro e bottiglie molotov. Un agente mostrò la sua divisa sfregiata dalla lama di un coltello dopo un'aggressione che - secondo la sua ricostruzione - sarebbe avvenuta dentro la scuola. Si è poi scoperto che le bottiglie molotov erano in realtà state ritrovate il pomeriggio per strade e introdotte all'interno della Diaz dalla polizia stessa. Rispetto all'agente aggredito con il coltello le perizie hanno dimostrato come quei tagli fossero stati fatti in un altro momento, probabilmente quando la divisa non era indosso a nessuno. Con la testimonianza dell'ex-vicequestore poi siamo venuti finalmente a sapere che quando è entrata la polizia nella scuola Diaz dormivano quasi tutti o che, comunque, era tutti sdraiti a terra nei propri sacco a pelo e sono stati brutalmente pestati. Non dobbiamo poi sottovalutare la testimonianza di Placanica che anni dopo la morte di Carlo Giuliani, nonostante il caso sia archiviato, ha dichiarato di non esser stato lui a sparare e di esser stato solo una pedina per coprire qualcun'altro, probabilmente qualcuno con un grado più alto del suo che - secondo la sua ricostruzione avrebbe sparato da una delle finestre di piazza Alimonda con un fucile di precisione visto che in quei minuti uno degli agenti aveva ripetuto più volte "...ora salgo a prendere un caffè!".
Purtroppo sono cose che, se avessimo voluto, avremmo potuto già sapere: basta ascoltare le testimonianze dei manifestanti, bastava vedere le foto dei segni che i pestaggi della polizia avevano lasciato sul loro corpo, bastava guardare quanto sangue c'era sul pavimento della Diaz, basta leggere le controinchieste prodotte dal movimento, bastava che anche la TV pubblica non censurasse e posticipasse in seconda o terza serate i video sui fatti accaduti sia in strada sia alla Diaz... avremmo potutuo saperlo, ma adesso che lo sappiamo cosa facciamo?

Davide Pinelli - DEApress

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Ultimo aggiornamento ( Venerdì 22 Luglio 2016 08:37 )  

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